Scontrini irregolari: la definizione delle sanzioni non esclude la sospensione dell’attività

In caso di distinte violazioni nell’emissione di scontrini o ricevute fiscali che danno luogo alla sanzione accessoria della sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio ovvero dell’esercizio dell’attività, la stessa non è impedita dalla definizione agevolata delle sanzioni amministrative pecuniarie collegate alle medesime violazioni (Corte di Cassazione – Ordinanza 19 novembre 2020, n. 26322)

IL CASO

In sede di accesso presso la società esercente attività di ristorazione, la Guardia di Finanza ha riscontrato irregolarità nell’emissione di ricevute fiscali in quattro distinte giornate nello stesso mese.
A fronte di tali violazioni è stato emesso avviso di contestazione con liquidazione di sanzioni amministrative, che la società ha provveduto a pagare mediante definizione agevolata.
Successivamente, l’Ufficio ha emesso l’ulteriore provvedimento irrogando la sanzione accessoria di sospensione dell’esercizio dell’attività, che la società ha impugnato.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso ritenendo inesistente il reato tributario sulla base del rilievo che la G.d.F. aveva accertato che tre ricevute fiscali indicavano, ciascuna, un corrispettivo superiore ad euro 0,50 a quello incassato con il POS, sicchè le denunciate irregolarità risultavano determinate dall’omessa indicazione nelle ricevute fiscali di uno sconto “asseritamente praticato di euro 0.50”. Pertanto, secondo i giudici, la sanzione accessoria era spropositata, afflittiva e vessatoria rispetto alla affermata presunta irregolarità di mancato incasso di complessivi euro 1,50.
Su ricorso dell’Agenzia delle Entrate, la decisione è stata riformata dalla Corte di Cassazione che ha dichiarato legittimo il provvedimento della sanzione accessoria, affermando altresì l’irrilevanza delle definizione agevolata delle sanzioni pecuniarie.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Le Corte di Cassazione ha precisato che la disposizione sanzionatoria (art. 12, co. 2, D.Lgs. n. 452 del 1997) presuppone il definitivo accertamento delle violazioni contestate e prescinde da un ammontare minimo dei corrispettivi complessivamente non documentati.
Ne consegue che, ai fini della irrogazione della sanzione, non assume alcun rilievo l’ammontare dei corrispettivi complessivamente non documentati.
Inoltre, ai fini dell’irrogazione della sanzione accessoria della sospensione dell’esercizio dell’attività non rilevano le modalità di contestazione delle infrazioni, in quanto la disposizione normativa è volta a sanzionare la condotta illecita rappresentata dalla quadrupla violazione dell’obbligo di emettere lo scontrino o ricevuta fiscale commessa nel corso del quinquennio, a prescindere da come sia stata effettuata la contestazione in ciascuna ipotesi.
I giudici della Suprema Corte hanno chiarito, altresì, che in tema di sanzioni amministrative per violazioni di norme tributarie, la disposizione che prevede la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio ovvero dell’esercizio dell’attività medesima nel caso in cui siano state accertate nel corso di un quinquiennio quattro distinte violazioni dell’obbligo di emettere la ricevuta o lo scontrino fiscale, ha carattere speciale rispetto alla norma generale relativa al procedimento di irrogazione della sanzione, con la conseguenza che l’irrogazione di detta sanzione non è impedita dalla definizione agevolata delle sanzioni amministrative pecuniarie riferite alle medesime violazioni.